Un mondo senza Dio è, penso ,un mondo dove , secondo l’espressione di Dostoevskij , tutto è permesso , dove il significato del reale si esaurisce nelle sue apparenza  e dove si deve essere ” realisti “.Un Dio senza mondo è una vita spirituale senza presa sul reale , una vita di puro svago , da non prendere più sul serio nel momento in cui il tempo libero che ci si è concessi in questa esistenza è giunto al termine.  Agire nel mondo come se Dio vi fosse presente ovunque, perfino nell’immediatezza e nella sensibilità ,  e servire Dio , non nel momento della celebrazione del culto , ma in tutte le attività della vita quotidiana  : è questa la vocazione dell’uomo nella sua interezza. . . . .La persona umana , l ‘ Io , hic et nunc , impantanato nei suoi problemi e nelle sue preoccupazioni , sarebbe un mezzo di santificazione .  Nell’ Io umano si riunirebbero dunque il profano ed il sacro .Sarebbe un rapporto , non una sostanza : l’uomo è ponte , come affermava Nietzsche , passaggio , superamento.

Val Saint Lambert: Coppe Cristallo “1950”

. . . .  Attraverso l’umano avviene l’esaltazione degli istanti del tempo banale e come in molte concezioni moderne l’uomo o l’Io , sarebbe essenzialmente ciò che è risvegliato dal dramma stesso dell’essere allo scopo di riunire , recuperare , ricondurre verso lassù ciò che è  decaduto .  . . .L’esistenza determina l’essenza …Negli istanti esaltati il contatto con il divino , è per Buber , incontro , dialogo , apertura agli altri , ma nello stesso tempo presenza a sè . L’istante va oltre se stesso non nell’impersonale ma nell’interpersonale .

Le persone che si parlano si confermano uniche e insostituibili . Abbiamo a che fare con la fedeltà di Buber a una tradizione che caratterizza anche il misticismo ebraico : il  mistico non parla mai a se stesso alla seconda persona , come se fosse entrato in Dio . . . Mai coincidenza , sempre prossimità . Resistenza dell’ebraismo ad ogni apoteosi dell’uomo ma anche ad ogni incarnazione di Dio . . . . . I problemi della conoscenza e della verità devono riferirsi all’evento dell’ Incontro e del Dialogo , irriducibile alla relazione soggetto – oggetto , che è sempre stato l’elemento della filosofia. Nessuno più di Buber ha dato forza  alla parola dialogo . . . .il dialogo di cui parla Buber precede l’universalità del dialogo politico : è un dialogo che fa entrare nel dialogo . . esiste dunque una fraternità preliminare. . . . è a partire dal dialogo che ci si orienta verso il sacro , non viceversa …….

Poter uscire dal mondo o dall’essere al di là dell’assenza  e della presenza , che , forse riconducono alla tematizzazione e all’ontologia   :  sono questi i temi di una ricerca che non pone Dio come l’essere supremo  nè come un umano Altro più grande di ogni prossimo , ma che , prima di parlare di Dio ,  vuole dire la prossimità reale , descrivere da dove proviene la voce e come si delinea la traccia .

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